venerdì 22 maggio 2015

CLOVERFIELD di Matt Reeves

Se la memoria non m'inganna è stato "Rec - la paura in diretta" il primo mockumentary che abbia mai visto in vita mia. Dio quanto ho amato quel film! E' deciso, parlerò anche di lui. Ma non stasera, ora il mio piccolo e modesto palcoscenico è per il monster movie che prediligo fra tutti (altro che quella mezza ciofeca di Godzilla! Puà! Pussa via!).
A differenza che con l'horror spagnolo, alla fine della proiezione del film di Reeves e Abramas mi ritrovai in quella situazione tipicamente cinefila nella quale le luci si riaccendono mentre i titoli di coda scorrono, illuminando una paltea spaccata in due fazioni: quelli con gli occhietti a cuoricino, e quelli con la schiuma alla bocca. Io ero tra i primi, chiaramente. Mentre assaporavo ancora le sensazioni che quel film pazzesco mi aveva regalato, una parte del mio cervello si chiedeva come potessero quegli altri lamentarsene. Com'era possibile che non avevano apprezzato l'originalità della film? Ma perché cercavano sempre la stessa minestra riscaldata? Invece di gioire per quei film capaci di portare ventate di novità in un ambito che galoppa verso la conquista dell'aggettivo antico, questi sbattono i piedi per terra.
De gustibus, certo.


Cloverfield ha un solo pregio, che basta però a sollevarlo al di sopra di tanti suoi simili: il punto di vista. Invece di portarti ad un'altezza dalla quale osservare gli eventi con la tipica onniscenza da spettatore, lui ti lega alle chiappe di quattro ragazzotti e ti catapulta con loro nel caos che si scatena in strada. E per tutto il tempo questo è l'unico punto di osservazione che hai per (provare a) capire cosa diavolo stia accadendo a New York. Nessun cambio di scena improvviso che ti porta nella Casa Bianca dove un gabinetto d'emergenza sta spiegando al presidente l'accaduto, non ti è concesso nemmeno di sbirciare nella tenda del generale di turno incaricato di dirigere le operazioni militari sul territorio. Nisba. Sei il quinto della combriccola, e l'unica cosa che puoi fare è sperare che i ragazzi siano tanto temerari o stupidi da spingersi vicino all'occhio del ciclone quanto basta per permetterti di capirci qualcosa. Per quindici minuti circa ti sorbisci dei filmini assolutamente insignificanti (e qui spero che la recitazione scarsa sia una cosa voluta per farteli prendere apposta sui maroni), poi di punto in bianco, nel mezzo di un discorso qualunque, BOOM! Si scatena un inferno che neanche Massimo Decimo. Inizia l'ultima ora di film durante la quale sarai direttamente sul fronte, ad osservare da "lontano" (ma non per i protagonisti) lo scatenarsi di una forza titanica e rabbiosa che mette a ferro e fuoco Manhattan. Non puoi sapere cosa abbia causato quelle esplosioni, fino a pochi minuti fa eri alla festa, mentre ora qualcosa ha staccato di netto la testa alla Statua della Libertà e l'ha scagliata via facendola atterrare in strada proprio davanti ai tuoi occhi.
Le emozioni sono diverse, ve lo giuro. E' tutto più vivo, più vicino e tangibile. Vivi sulla tua pelle il terrore dei protagonisti nel muovere un passo che potrebbe portarli direttamente alla morte, è come un folle Grande Fratello dal fronte di guerra. Si è talmente presi dalle emozioni e dalla brama di vedere quel gigantesco mostro che continua a fare capolino tra i grattacieli, che si presta appena attenzione alla trama. Nulla di più banale, il classicissimo principe azzurro che corre a salvare la sua amata. Nulla più che un espediente per costringere i protagonisti a risalire la corrente e andare incontro a quello dal quale dovrebbero fuggire a gambe levate. Se non fosse per la bellezza dell'angolazione con la quale la storia ci si mostra, sceneggiatura e recitazione non meriterebbero neanche la sufficienza (ma quanto sono stato contento del destino toccato a quel rinco del cameraman?!).

Cloverfield è un esperimento tremendamente riuscito! Mentre i soliti film ti tengono al sicuro, lui in maniera molto subdola ti porta in strada e ti lascia lì a cavartela da solo, e tu ti stai talmente tanto divertendo che alla fine il non aver avuto alcuna risposta (ma da dove è sucato il mostro? E' uno solo o ce ne sono altri? E l'esercito che sta facendo?...) non ti lascerà l'amaro in bocca. Anzi, avrà fatto parte del gioco. La scena più rappresentativa del concetto che sta alla base di Cloverfield è per me quella brevissima nella quale i ragazzi stanno attraversando il ponte di Brooklyn e ad un certo punto la telecamera si volta verso la baia ad inquadrare alcuni elicotteri che girano attorno al corpo decapitato della Statua della Libertà. Un film classico avrebbe mostrato subito dopo un'inquadratura aerea della statua, permettendoci di osservare da vicino i danni. Qui no, sei uno di loro, ricordi? Tutto quello che puoi vedere coincide con quello che possono vedere loro, è finzione che si diverte a vestirsi da realtà, riuscindoci maledettamente bene.

VOTO 8,5


"Non so cosa sia quella cosa. Ma per il momento sta vincendo lei."

13 commenti:

  1. Concordo pienamente con tutto.
    Anche io ero tra quelli con gli occhi a cuoricini al cinema (ma non t'ho visto, dov'eri?).
    E sì, il punto di forza è nel coinvolgimento massimo alla videogame senza possibilità di soluzione. Quello che scopri lo scopri o per sbaglio o aguzzando la vista.
    Nel finale c'è una chicca scoperta da mio fratello, ma è troppo chicca per vendertela gratis

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    1. Se stai parlando di quello che si vede durante l'ultimo spezzone di filmino dei due piccioncini, mi spiace rovinarti la festa ma lo conosco :p se invece parli d'altro allora ti conviene parlare gringo, altrimenti ingaggio un hacker dal deepweb e ti faccio "accendere tutte le luci" del tuo blog!

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    2. Faccui finta che sia altro ammettendo a denti stretti che era invece la cosa che citi.
      Potevi anche chiedermelo una volta soltanto comunque ;)

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    3. E' che a me piace sottolineare bene i concetti :p Comunque a questo punto mi viene il sospetto che tu non sia al corrente dell'enorme fenomeno virale che questo film scatenò, anche e soprattutto grazie ad una strategia di marketing molto ben congegnata da quella mente malefica di Abrams. Non ne ho fatto accenno (mea culpa) probabilmente perché all'epoca non ne sapevo nulla, scoprii tutto solo dopo aver visto il film. Ma si erano inventati addirittura aziende fittizie di trivellamento e di bevande gasate, con tanto di siti web realmente registrati. Quello di cui parli tu poi si è rivelato essere un satellite precipitato di una di queste aziende, che poi ha mandato una squadra di tecnici a recuperarlo. Sono stati questi lavori a risvegliare il mostro, una mutazione genetica causata dalle estrazioni sottomarine dell'altra azienda, che sui fondali dell'oceano ha trovato l'ingrediente principale della sua bevanda (di cui un tipo nel film indossa anche la maglia). Pensa un po' che di queste cose si ritrovano echi anche nelle serie "Alias" e "Lost".

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    4. Credo di aver vissuto meglio senza saperle allora

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    5. Beh forse era meglio cnservare tutta quell aura di mistero. Sarebbe stato pit coerente con la pellicola stessa.

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  2. ...e c'erano quelli che stavano per vomitare. Presente! XD
    Passi la ripresa che mossa è usare un eufemismo e che ti dà letteralmente la nausea, ma io da dove sono sbucati i mostri ho voglia di saperlo!
    Questo non è un film, è un gioco di ruolo in cui tu non hai nessun diritto di decidere cosa fare. Lo trovo crudele ;-)

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    1. Ciao Sam, benvenuto nel mio blog :)
      Sai, questo film fu un progetto che attraversava trasvelsamente vari campi. Nonostante io stesso sia stato uno di quelli che si sono limitati alla sola visione della pellicola, va tenuto conto del fatto che mesi prima della sua uscita fu imbastita un'enorme e stratificata campagna di marketing virale, che mirò ad alimentare un hype pazzesco. Anche questo andrebbe considerato per giudicare il lavoro di Abrams nella sua interezza.
      Tuttavia ai cinefili di vecchio stampo di tutte ste menate pubblicitarie non gliene può fregar de meno :p Sai cosa sarebbe stato davvero crudele? Lasciare in vita quel minchionazzo che riprendeva tutto! Quanto l'ho odiato <__<

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    2. Grazie per il benvenuto!
      La promozione l'ho persa, so solo che il film mi ha disturbata fisicamente ; P

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    3. Sei una lei? Chiedo venia per il benvenut"o" allora!
      Io l'ho rivisto poche sere fa per poter poi scrivere l'articolo, e ad essere sincero un po' di smalto lo ha perso, ma solo per la recitazione pessima degli attori. Si vede che con gli anni inizio a diventare bisbetico e più esigente.

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    4. Una lei sì! ;) ma non c'è problema per la o

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