martedì 14 luglio 2015

"Il Corvo" di James O'Barr


Amore. Dolore. Disperazione. Rabbia. Vendetta. Morte.
Si dice che i luoghi che hanno visto consumarsi tragedie efferate abbiano le emozioni di quei momenti intrise nelle loro pareti. James O'Barr ha fatto qualcosa di simile, canalizzando un dolore talmente forte da non potersi nemmeno immaginare dentro una matita, attraverso la quale esso è sgorgato furioso ed insanabile su queste pagine, dando forma e vita ad una tragedia e ad un amore di potenza inaudita.



Ho pianto per Eric Draven. Non c'è modo più sincero per omaggiare l'opera di O'Barr. Troppo puro l'amore che quest'anima tormentata rimpiange per non averne il cuore stretto. Troppo profonda ed inconsolabile la disperazione che lo assalgono quando volontariamente si lascia annegare nel fiele dei ricordi. Troppo vibrante la furia che lo assale quando la sua anima che annaspa nelle rapide del dolore si avvinghia alla riva per tornare a caccia di coloro che hanno distrutto il suo mondo.
Le pagine del Corvo trasudano emozioni, sfogliarle equivale a guardare nell'animo dell'autore che ha dato vita a questa storia per esorcizzare un dolore reale. Quest'opera nasce infatti dopo la morte violenta della sua promessa sposa, investita da un camion il cui guidatore non fu mai identificato. L'idea della storia, poi, venne da una notizia di cronaca letta su un giornale: a Detroit una coppia fu ammazzata per un anello da 20 dollari...
E quel dolore che deve aver devastato la vita di James O'Barr vibra nelle pagine del Corvo, trema come il corpo di un animale ferito e terrorizzato, contrae i lineamenti del viso e del corpo di Eric Draven, anima riportata nel mondo dei vivi dal corvo per darle la possibilità di vendicare una morte troppo violenta ed insensata, resa ancor più insopportabile dall'amore quasi ultraterreno che legava Eric alla sua Shelly. Alla sua inconsolabile disperazione e all'ira che essa genera, alle tavole nere nelle quali si consuma la vendetta tremenda di Eric, si alternano quelle dei ricordi, in un contrastante bianco che quasi acceca, una luce candida che sembra irradiarsi dalla figura di Shelly. Qui i ricordi dell'amore che furono prendono vita nella mente del ragazzo, straziandone il cuore come gli artigli di un predatore che afferrano la preda, e a nulla valgono le raccomandazioni del corvo di non guardare ragazzo, non dovresti essere qui, perché ti fai questo?

  

"Eric! Non ti avevo sentito."
"Sshhh."
"Che c'è? Stai bene?"
"Sto bene. Volevo solo guardarti.
"Sei sicuro che è tutto apposto?"
"Dio, sei così bella."
"Eric!"
"Shelly, ti amo così tanto che quando sono via mi duole il cuore."
"Anch'io ti penso ogni attimo del giorno. Ti amo così tanto che mi fa paura. Siamo specali, eh?"
"Già." 







Come in un gioco di specchi deformi, l'immagine pura di Eric e Shelly si rispecchia in quella corrotta e malvagia di un mondo spietato, dove il male è la sua stessa apoteosi, in strade nelle quali si aggirano uomini con l'Abisso al posto del cuore. Sagome che sembrano vomitate sulla terra da un inferno troppo pieno, o forse troppo annoiato. Come cani impazziti questi uomini trattano la vita altrui alla stregua di cicche, spazzandole vie con l'indifferenza della mano che scaccia il moscerino. La sciagura di Eric e Shelly si riduce ad un guasto al motore dell'auto nel giorno del loro anniversario, sulla stessa strada che percorre un gruppo di sbandati in balia della droga. Un amore perfetto, una felicità così persistente da apparire come un miraggio, spazzati via in pochi minuti dal buio di anime marce.
Bellezza insopportabile agli occhi di chi odia prima di ogni altra cosa se stesso, ma che resterà cieco a tutto questo riuscendo a trovare sollievo solo nella distruzione di quello che, per il sol fatto di esistere, da conferma del proprio essere.

Dolcissima, poi, la breve storia di Shelby. Durante la caccia a Funboy, uno dei balordi col sangue di Shelly sulle mani, il Corvo incontra una ragazzina su delle scale. Forse le ricorda la sua Shelly, forse rivede nei suoi occhi un dolore simile al suo, futuro fantasma di un destino triste e colmo di sofferenza lì in quelle strade dove la compassione non cammina mai. Il fantasma le siederà accanto, donandole una collana che fu della sua donna, e promettendole che sarebbe tornato a trovarla. Così sarà. La sua sola apparizione donerà alla ragazzina una gioia enorme, il suo bacio di addio, facile immaginarlo, sarà l'unica consolazione che la futura donna potrà abbracciare quando i suoi occhi perderanno l'innocenza che vela le zanne e gli artigli di un mondo che freme per saltarle alla gola. Il loro addio è straziante.



Come strazianti sono i ricordi di Eric, che puntuali arrivano dopo ogni uccisione. Un antidoto di dolore e rabbia, che il Corvo si inietta nel cuore per impedire che il sangue appena versato possa placare la sete di vendetta. La sua anima non vuole conoscere pace, non fino a quando l'ultimo di quei mostri che un anno prima hanno preso la vita della sua amata non sarà sceso all'inferno con un biglietto che lui stesso gli metterà in mano. Percorrendo i corridoi della casa nella quale sognavano di vivere insieme per sempre, ed oltre, Eric urla e si ferisce, inveisce contro un dio che ha permesso che una sua creatura così dolce e pura potesse soffrire così tanto. Penso che se potesse, Eric Draven salirebbe fin su in paradiso per ficcare una pallottola nel cuore di Dio.







Leggere queste pagine non è facile. Sono intrise di una sofferenza palpabile, la matita di O'Barr non nasconde nulla, esaltando al contrario tutto il dolore che attanaglia la (sua) anima del povero protagonista. Mai in vita mia ricordo di aver letto nulla di più vero ed empatico de "Il Corvo". Eric Draven prende vita in maniera quasi carnale, e le sue lacrime finiscono inevitalbimente per diventare le nostre. Un'opera dalla potenza visiva straordinaria, che ne suoi marcatissimi chiaro-scuri alterna dolcezza infinita e furia vendicativa con la delicatezza di un balletto di danza classica. 
Nata da un dolore insanabile, riesce a mostrarcene i recessi più profondi come pochi altre mai.
GRANDIOSO.


VOTO 10


 
"Ciao Shelly. E' finita, amore.
Torno a casa.
Ti ricordi quando mi dicesti 'Sei mio?'
ed io risposi 'Per sempre'?
Tu dicesti 'Solo per sempre?'
E' per sempre, ora."






Un bellissimo video collage scovato in rete, nel quale l'autore mescola le immagini del fumetto a quelle del film, sulle note della canzone "Let it die" dei Foo Fighter.

3 commenti:

  1. Ne parli in modo così appassionato che vien voglia di leggerlo, poi questi stralci di disegni non mi dispiacciono affatto!
    Io non ne so nulla. Ho visto il film secoli fa e ora ricordo solo che "non può piovere per sempre" ;-) Dovrei rivederlo, da quel che ricordo l'avevo trovato un po' troppo gotico-adolescenziale per i miei gusti.

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    1. Grazie Sam :) il film è entrato nella storia soprattutto per la tragica scomparsa di Brandon Lee avvenuta sul set. Ma a parte questo tristissimo evento, il film rende un grande omaggio all'opera originale. Ci sono delle differenze, ma in questo caso (grazie a Dio!) si tratta di dettagli che non stravolgono la trama. L'essenza poi è praticamente invariata, è questo lo si deve soprattutto alla bellissima interpretazione di Brandon, il quale dopo aver letto il fumetto fu rapito dalla tragedia di Eric Drawen, e decise di mettere tutto se stesso nell'incarnare il personaggio. Che destino crudele :(

      P.s. L'anno prossino uscirà un reboot al cinema, sono molto curioso!

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    2. Già, veramente una storia assurda!
      Mah, se trovo un'attimo mi riguardo il film..

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