mercoledì 8 luglio 2015

Il Serpente Cosmico - il DNA e le origini del sapere di Jeremy Narby

La nostra società e la nostra cultura sono aride.
Aride e fredde, come un deserto dopo che il sole è sceso oltre l'orizzonte.
Cresciamo circondati da favole piene zeppe di magia, stregoni, fantasmi, poteri fantasmagorici ed ogni altra sorta di figure mitiche che affascinano i nostri giovani animi ancora immuni alla sterilità che, di lì a poco, ridurrà tutto quello che abbiamo creduto possibile a mere leggende le quali, nella migliore delle ipotesi, sono esiste in tempi ormai lontani. Tutto il resto, infine, è solo un parto della nostra fantasia. Questo è il mondo della Scienza, del Progresso e della Tecnologia (che poi tutto ciò debba rendere sempre conto al Potere è un altro discorso che non ho voglia di affrontare in questo momento).
Si cresce, e Babbo Natale si leva la barba finta per svelare il viso di nostro padre. Le streghe ripongono le scope nello sgabuzzino, e si trasformano in semplici nonne con troppe rughe. Gli sciamani indossano un camice bianco e si mettono dietro ad un bancone di farmacia.



Che due palle signori miei. Che mondo piatto, prevedibile, grigio come un cielo di novembre che promette pioggia. E allora, per spazzare via la monotonia occidentale, capita che si provi a cercare tracce che possano riportare in vita i personaggi che animavano un mondo decisamente più interessante, qualcosa che possa farti almeno sperare che il "tutto" non si riduca alla materia solida, che i suoi confini non siano circoscritti da un cavolo di mappamondo, e che, nonostante l'idea possa far strizzare le chiappe dalla paura, lì fuori nel buio possa veramente nascondersi qualcosa di misterioso e sconosciuto.
Mi piace pensare che il giovane svizzero laureando in antropologia Jeremy Narby sia stato spinto da questo a studiare gli sciamani guaritori dell'Amazzonia per la sua tesi. Ci si è seduto insieme ed ha fatto quello che qualsiasi mente realmente votata alla Conoscenza dovrebbe fare: gli ha chiesto come facessero a guarire la loro gente. Perché le prove sono sotto gli occhi di tutti, la gente che segue i consigli di questi misteriosi uomini guarisce per davvero dai suoi mali, e il fatto che vivano con addosso solo un perizoma non può certo influire su questo dato di fatto. E la risposta è stata ancora più semplice della domanda: sono le piante a dircelo.
E' questo il punto critico. La maggior parte degli spocchiosi studiosi occidentali, troppo stupidi o troppo ansiosi di conservare le loro amate cattedre, liquidano questo tipo di affermazioni come semplici credenze di un popolo arretrato. Le piante, si sa, non parlano. Al massimo arrivano ad ipotizzare che le capacità di queste figure siano gli echi di antiche conoscenze le cui origini si perdono nel tempo. Poi, grazie a Dio, ci sono persone come Jeremy Narby, uomini umili e dalla mente aperta, che non mentono a se stessi negando cocciutamente una realtà che si palesa ai loro occhi, e che tentano di carpirne i segreti con la mente libera da stupidi pregiudizi.
Di fronte alla risposta emblematica dei guaritori Narby ha pensato che, probabilmente, quella gente stesse dicendo la verità, ma che fosse "limitata" dalla loro visione del mondo così diversa dalla nostra. Pensateci un attimo insieme a me: se un enorme elicottero dovesse volare al di sopra del villaggio di una popolazione della foresta vergine che non ha mai avuto alcun contatto con noi occidentali, come credete che possa apparire ai loro occhi un oggeto volante, veloce come il fulmine, che urla come il tuono e che piega le cime degli alberi con la forza della tempesta? Non avrebbero altro modo di spiegarselo se non ricorrendo al loro bagaglio di conoscenza e al loro lessico. 
Questo è stato il grande merito di Narby, intuire che quella che gli veniva presentata fosse una realtà codificata con un codice diverso dal suo. Bisognava solo decodificarla e ricodificarla. Per questo motivo decise di partecipare ad una seduta di gruppo in cui si sarebbe assunta l'ayahuasca, la sostanza psicotropa con la quale gli sciamani "ascendono al mondo degli spiriti" per trovarvi le risposte che cercano. L'esperienza fu di un forza tale che cambiò per sempre la sua vita. In un turbinio di immagini caleidoscopiche e con i sensi amplificati fino a livelli insopportabili, Narby visse un viaggio poco piacevole, perché per controllare la potenza di questa sostanza, e le visioni che ne scaturiscono, servono allenamento e la guida di una persona esperta. Tuttavia fra tutte le immagini surreali che gli si crearono dinanzi agli occhi, ad un certo punto vide farglisi incontro due grossi boa gemelli che gli parlarono, rimproverandolo di avere una mente troppo chiusa.
Da quel momento in poi Narby decise di votare i suoi studi alla conoscenza di questo mondo, con un occhio al mistico e l'altro alla scienza. Avrebbe ascoltato quello che gli sciamani gli avrebbero detto senza dubitarne, ma cercando di leggere tutto con un chiave diversa che potesse dare alle loro affermazioni dei riscontri oggettivi. I risultati dei suoi studi sono racchiusi in questo libro, nel quale l'antropologo ripercorre tutte le tappe che lo hanno condotto ad elaborare una teoria affascinante e che apre prospettive sconfinate in campo medicinale, e non solo:

Il DNA, di cui noi conosciamo solo l'utilizzo di una piccolissima parte, sarebbe in grado di comunicare.

L'assunzione dell'ayahuasca, infatti, porterebbe il soggetto ad uno stato di coscienza alterata nel quale si metterebbero in moto meccanismi in grado di permettere tale comunicazione. Sarebbe questo quello che accade quando gli sciamani dicono di parlare con le piante. Le prove che Narby porta a sostegno della sua teoria sono molte, esperienze vissute sulla sua pelle durante i due anni nei quali è rimasto a contatto con gli sciamani, dipinti fatti da soggetti sotto l'influsso dell'ayahuasca nei quali studiosi di biologia molecolare riconoscono cromosomi, eliche del DNA e molti altri elementi dei loro studi. E ancora risonanze in moltissime credenze sparse in tutto il mondo e in tutte le epoche storiche. La stessa ayahuasca è di per sé un grosso mistero. La bevanda è infatti il prodotto di un processo di preparazione molto lungo, nel quale, tra l'altro, vengono mescolate due piante diverse, un particolare che fa del preparato stesso una "droga artificiale". L'ayahuasca è una liana molto diffusa in Amazzonia, e se il suo estratto venisse assunto da solo non avrebbe alcun effetto, in quanto i nostri succhi gastrici inibiscono l'enzima psicotropo in essa contenuto. Da qui la necessità di affiancarle l'estratto di un'altra pianta che funga da protettore dell'enzima. Il tutto viene ottenuto grazie ad un lungo processo di cottura, che può durare anche giorni, durante il quale si sprigionano anche dei vapori tossici.
Di fronte a questo Narby rimase scioccato. Si chiese come fosse stato possibile arrivare ad un tale risultato senza avere le gli strumenti della medicina moderna. Se i succhi gastrici inibiscono gli effetti dell'ayahuasca, come hanno fatto gli sciamani a sapere che quella pianta aveva quelle particolari qualità? E come hanno fatto a capire che andava assunta insieme ad un'altra specifica pianta per permetterle di avere effetto? Come le hanno scelte tra le innumerevoli piante presenti in amazzonia, molte delle quali velenose e letali? E la preparazione poi? Questi interrogativi hanno spinto l'antropologo svizzero verso i suoi studi, dai quali è nato uno dei miei libri preferiti di sempre. Le sue pagine sono pregne di magia, mostrano un mondo lontanissimo dal nostro, eppure a portata di mano per chi avesse la volontà di cercarlo. Quello che appare come fantascienza in film come Avatar, secondo gli studi di Narby sarebbe invece realtà. Tutti gli esseri viventi connessi a livello genetico, e in una società che non fosse accecata dal denaro come la nostra, tutto questo aprirebbe scenari inimmaginabili. Malattie inguaribili (o presunte tali) potrebbero essere finalmente sconfitte, una conoscenza della Natura e dei suoi figli che adesso non possiamo neanche immaginare sarebbe nostra. Datemi pure del sognatore, ma sarebbe come un Eden in terra.

Se ci si lascia prendere per mano Narby ci porta in un mondo onirico nascosto giusto dietro l'angolo, nel quale è possibile incontrare esseri dalle fattezze delle divinità egizie, e dove la Natura ci spalanca le porte dei suoi misteri per farcene dono. Una lettura che fa risuonare corde sopite nel nostro animo, e che non aspettano altro che qualcuno le pizzichi.



"La sera seguente [Harner], sotto la stretta supervisione
dei suoi amici indigeni, bevve l'equivalente di un terzo di bottiglia.
Dopo diversi minuti si sentì precipitare in un mondo fatto di autentiche allucinazioni.
Dopo essere giunto in una caverna celestiale,
dove era in svolgimento <<un carnevale sovvranaturale di demoni>>,
vide due strane barche fluttuare nell'aria,
che si combinavano fino a formare <<un'enorme prua con la testa di drago,
non dissimile da quella di una nave vichinga>>.
Sul ponte riusciva a distinguere <<un gran numero di persone
con le teste di ghiandaie blue con corpi umani,
non dissimili dalle divinità con la testa di uccello raffigurate
sui dipinti tombali degli antichi egizi>>.


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