sabato 18 luglio 2015

The Babadook di Jennifer Kent

Nella giornata di ieri un video ha infiammato il web: vi si vedeva la cancelliera Merkel far piangere una ragazzina palestinese che le aveva chiesto il motivo per il quale lei e la sua famiglia debbano ritornare nella loro patria natia dopo anni vissuti in Germania. L'iron lady tedesca ha dato una risposta sincera, ma in una forma talmente cinica che avrebbe fatto digrignare i denti persino a Terminator: non potete venire tutti qui.
Ora, la Merkel non ha detto una cazzata, piuttosto l'ha solo fatta. Infatti è vero che non tutti i palestinesi, piuttosto che siriani o mangia-spaghetti, possono sperare di trasferirsi in massa in Germania o in un qualsiasi altro paese. Il suo "epic fail" sta nei modi così tragicamente privi di empatia con i quali ha sbattuto la verità in faccia alla ragazzina, già angosciata dalla prospettiva di dover tornare in un luogo tanto pericoloso come la Palestina.

Non basta dire la cosa giusta, bisogna anche conoscere il modo migliore di farlo.

In Babadook Jennifer Kent fa entrambe le cose, e lo fa dannatamente bene!
Sono bravi tutti (ma anche no!) a parlare di zombie, vampiri o fantasmi. I mostri si sa, fanno paura e tirano soldi. Ma un mostro di fantasia è un cosino facile da gestire (ma ari-anche no!!!), gli puoi far fare tutto quello che vuoi perché, tanto, è un parto della nostra fantasia (almeno così dicono...). Per lo stesso motivo sono anche facili da raccontare e affrontare, perché c'è sempre quella consolazione di fondo a cullarci: ma si, chi se ne frega!? Tanto gli zombie non esistono.
Nulla di epico. 
Tutt'altra storia, invece, è parlare di quei mostri che ogni mattina ci guardano dallo specchio. Qui si, che c'è da farsela sotto. Perché se devi parlare di un mostro che si annida dentro un uomo, piuttosto che in un amico, o in una madre, devi implicitamente ammetterne l'esistenza nella vita reale.

Ci vuole un fegato da bevitore irlandese per ammettere che si, una madre può odiare suo figlio, tanto quanto può amarlo.

"Madre è il nome di Dio sulle labbra e nei cuori di tutti i bambini" dice Eric Draven alla madre della piccola Sherri per strapparla dalle grinfie di un uomo che la sta trascinando via dalla vita e dalla sua bambina, ed è una metafora perfetta per descrivere l'immagine che -giustamente- abbiamo della figura materna. Nella cattolica Italia, poi, figlia di quella Maria Immacolata che è simbolo supremo di amore materno incondizionato, e che rende questa figura pari ad una divinità, denigrare la figura della madre, o anche solo ammetterne i sacrosanti limiti in quanto essere umano, vuol dire camminare con un piede e forse più oltre il limite dell'accettabile. Fosse stato girato in Italia, quindi, Babadook avrebbe meritato un encomio già solo per aver osato tanto.

Il vero mostro in questa pellicola non è l'entità nera che di notte cammina rumorosamente oltre la porta chiusa della camera da letto, e che fa quel verso così inquietante e teneroso al tempo stesso (babadook!-dook!-dook!), ma le emozioni oscure che si agitano nel cuore della madre per emergere alla luce del sole. Guardare questo film non è facile se non ci si lascia distrarre dalla pur ben fatta componente horror.
Assistere alla lotta contro il buio della pazzia tra la povera donna ad un passo dall'esaurimento nervoso, e i suoi impulsi più oscuri, significa dover osservare sgretolarsi uno dei concetti di vita più radicati nell'immaginario collettivo: l'amore di una madre non è perfetto, e può persino soccombere al male.
Il libro, la sagoma dalle dita Kruegeriane ammantata di nero, il suo divenire sempre più reale e terrificante col procedere della storia, non vogliono essere (solo) una rielaboazione del classico uomo nero, bensì la materializzazione dei sentimenti che assediano l'animo della donna. Convivere con il fatto incovertibile che tuo figlio rappresenti suo malgrado la ragione della morte di tuo marito deve essere una cosa che ti logora giorno dopo giorno. E tutto il resto che la Kent costruisce come background di vita della donna rende la situazione ancora più deprimente: il lavoro in un ospizio, una sorella che non fa nulla per nascondere l'odio nei confronti di suo nipote, il carattere problematico e snervante del bambino.
La bravissima Essie Davis incarna magistralmente una donna tesa come una corda di violino ad un soffio dalla rottura. La guardi e non puoi fare a meno di pensare ai sensi di colpa che la divorano per quel risentimento così difficile da contrastare nei confronti di suo figlio. Duro, durissimo da osservare.
Altrettanto bravo è il piccolo Noah Wiseman, che con i suoi attacchi di iperattività nevrotica riesce a far nascere in più di un'occasione la voglia di appiccicarlo contro un muro. E' un piccolo guerriero che, nonostante la giovanissima età, è riuscito a suo modo a capire cosa abbia significato la sua nascita, sa che una parte di sua madre non potrà mai perdonarglielo, ma nonostante tutto la ama profondamente e costruisce armi fatte in casa per essere pronto a proteggerla in ogni evenienza. Forse è stata proprio la consapevolezza, conscia o non che sia, dei sentimenti oscuri che stavano pian piano crescendo dentro sua madre a spingerlo a costruire le armi e le trappole. Come in un gioco di ruoli invertiti, è il cucciolo che protegge l'adulto.

In questa scena l'ho odiato con tutto me stesso -.-"
La tensione è stata gestita in un crescendo perfetto, e le scene di forte impatto visivo ed emozionale non scarseggiano, come quella della vasca da bagno. Ho apprezzato molto la decisione di lasciare il mostro sempre un passo indietro il cono di luce, come è giusto che sia visto che quello vero è sempre stato bene in vista fin dall'inizio. E' bastato far ondeggiare lievemente il cono per far si che la l'entità si mostrasse in brevissimi sprazzi che riescono a far sobbalzare i più bambascioni come il sottoscritto.

Babadook è un lupo travestito da pecora, un bellissimo ed intenso film drammatico travestito da horror. Il fatto poi che il travestimento sia pure ottimamente cucito non può che far piacere!
Grazie a Dio il titolo non ha subito stravolgimenti come il povero "Maggie", già me lo vedevo qualche titolo italiano astruso tipo "Il libro dell'uomo nero", o "Non aprite quella copertina"...
Se non lo avete ancora fattto, andate a vederlo DI CORSA. Sarà la migliore scusa per godervi l'aria condizionata della sala da qui a chissà quanto tempo :p


VOTO 9

"Babadook!-dook!-dook!"

8 commenti:

  1. Ho apprezzato moltissimo anch'io questo film!
    Lo dici anche tu quando dici che è il cucciolo a proteggere la mamma, quindi il mio commento sarà solo un ribadire ;-)
    Ma ci tengo a dire chesarebbe riduttivo e forse un po' sbaglaito dire solo che è un film che denigra la figura di madre, o che la umanizza.
    Perchè secondo me non è quello che fa il film.
    Il centro del film è la rappresentazione di quel mostro che è il dolore, la depressione. E la protagonista non è una madre che si fa sopraffare dal mostro (o avrebbe ucciso suo figlio), è una madre che capisce che il suo amore non basta, una madre che si lascia salvare da suo figlio. Solo quando lotta insieme a lui il dolore lui si fa più debole. Più cercava di sconfiggerlo da sola, più lui si rafforzava.

    Mi son sentita di fare la precisazione, perchè molti ne hanno parlato più in questi termini: "oh questo film mostra di come una madre possa anche odiare suo figlio!"
    No, lo trovo riduttivo.

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    1. Non mi stupisce che sia stato quello che molti hanno evidenziato, perché è una cosa molto coraggiosa da fare. C'è anche quello che dici tu giustamente, la risalita della madre avviene quando, ormai sfinita dalla lotta, arriva in suo aiuto il suo bambino, ed è una cosa bellissima. Ma dal mio punto di vista non c'è nulla di negativo in quello che viene mostrato della donna, al contrario ritengo che il lavoro svolto da questo film possa essere addirittur di enorme aiuto per sdoganare certe situazioni di forte disagio che spesso l'ipocrisia della società tende a nascondere sotto il tappeto. È vero che la vicenda si svolge in un ambito "paranormale", ma già solo il fatto di affermare l'esistenza di certi sentimenti, situazioni o disagi può essere di enorme aiuto a chi li vive nella realtà, se non altro perché quantomeno da a queste persone la consapevolezza di non essere sole.

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    2. Non penso sia negativo, ma è superficiale pensare che il film vogliamostrare quello in particolare.
      Poi penso che un film basti a noi per una riflessione, ma non è comunque quasi mai la salvezza di nessuno.
      Invece il film mostra che lasalvezza di quella mamma è suo figlio stesso, ma che ci vuole un momento di riconoscersi dalla stessa parte reciproco. Ed è questo che nel quotidiano tutti dovrebbero capire.
      Troppo spesso vedo genitori stanchi e depressi che, giustificati da questa loro stanchezza, gridano in faccia ai bambini alla prima occasione. Quasi come se riuscissero ad amarli solo mentre fanno i bravi, solo mentre dormono...
      Per quanto mi riguarda non ci sono situazioni da denunciare per far sentire la gente meno sola, non è quello il punto, il punto è educare le persone alle relazioni.
      Questa, per me, è la cosa più grave che stiamo nascondendo sotto il fantomatico tappeto: l'uomo si salva solo se si relaziona con gli altri, se condivide...

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    3. Abbiamo recepito maggiormente due cose distinte ma entrambe fortemente presenti nel film. Questo ovviamente dipende dal nostro bagaglio personale, dalle esperienze e dal momento, eccetera :) ma se siamo qui a confrontarci e ad esporre quello che il film ci ha trasmesso è solo grazie alla qualità dell'opera.

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    4. vero! Un film di un certo spessore! :)

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  2. La rece è molto bella e mi trova d'accordo su tutto tranne su un pasaggio di cui tutti hanno scritto ma che io non condivido, ovvero l'insopportabilità del bambino. Io l'ho trovato SEMPRE una figura meravigliosa, tenerissima, speice nei sui scatti d'ira, semplice reazione ad un'infanzia negata.
    Ho trovato molto belli anche i vostri commenti qua, sia quello che dice Sam sia Malawi rispetto all'ipocrisia feisbucchiana di tutti quelli che giudicano come inumano e da mostri un gesto insano di madri verso figli. Chi non rispetta, capisce nega l'esistenza dei buchi neri nell'animo umano non capisce nulla dell'argomento.
    Per il resto il film, come dice Sam, ci insegna che solo nel momento di "condivisione" dell'amore si può sconfiggere il mostro.
    Le due carezze del figlio mentre la madre lo sta strozzando sono tutto il film

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    1. Già, quella scena è centrale e molto bella!

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    2. I tabù sono ancora tantissimi, e sono dei freni che ci tengono legati a situazioni retrograde. È per questo che accolgo sempre con grande piacere tutto quello che prova a romperne uno.

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