giovedì 24 settembre 2015

THE KILLING JOKE di Alan Moore

Dove inizia il Male?
Come nasce?
E perché?
Alan Moore mette in bocca ad uno dei villain più famosi e carismatici di sempre una risposta che pare ridere in faccia a tutte le teorie filosofiche partorite in secoli e secoli di evoluzione umana:

"Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta."

Ho trentadue anni, ho visto molti film e letto altrettanti libri. Ho fatto la conoscenza di molti eroi, e di conseguenza anche delle loro nemesi. Ne ho apprezzati tanti, buoni e cattivi, ma nessuno è mai riuscito ad esercitare su di me un fascino tale da competere con la coppia Batman/Joker. Si, il Male ha un fascino, e per quanto mi riguarda la sua faccia ha le fattezze di un giullare psicopatico.

Correva l'anno 1988, e appena 24 mesi prima un certo signore di nome Frank Miller aveva sancito la rinascita del personaggio più amato e controverso di casa DC: Batman. Con la miniserie in quattro numeri intitolata "Il ritorno del Cavaliere Oscuro", Miller aveva plasmato quella che da quel momento in avanti sarebbe stata l'incarnazione definitiva dell'uomo pipistrello. Ne riscrisse le origini e l'evoluzione in una chiave moderna e dalle tinte più oscure, per molti versi più mature, ridando di fatto nuova vita ad un personaggio che risentiva troppo degli anni sul mantello. Chiaro quindi che tutto l'universo di Batman subì una rivoluzione drastica, compresi i suoi nemici storici, principe indiscusso dei quali era, ed è tutt'ora, Joker.
Nemesi per diritto di nascita del Cavaliere Oscuro, Joker ha sempre incarnato tutto quello contro il quale Batman lotta: l'Ordine contrapposto al Caos. La loro lotta ha sempre avuto una risonanza talmente forte che, grazie anche alle innumerevoli trasposizioni cinematografiche e non solo del fumetto, è difficile trovare qualcuno che non conosca questi due personaggi e la loro infinita guerra.

Tuttavia, nonostante la sua grande fame, le origini di questo super cattivo sono sempre state avvolte nel mistero, almeno fino al 1950, anno in cui si scopre che in passato egli era un criminale noto come "Cappuccio Rosso" il quale, durante il sabotaggio di una fabbrica di prodotti chimici, ingaggia una lotta con Batman finendo per cadere in una cisterna piena di prodotti chimici che gli hanno sfigurato la faccia rendendola la maschera che tutti conoscono. Nulla più si è saputo sul suo passato, fino al 1988, appunto. Alan Moore si siede in cattedra e decide di dare a questo personaggio un passato all'altezza della sua fama. Ne nacque quella che è riconosciuta all'unisono come una delle storie più belle mai scritte sul pipistrello e il folle pagliaccio.


La storia si apre con un evento molto particolare, che ha spiazzato il sottoscritto la prima volta che lo ha letto. Batman si presenta al manicomio criminale di Arkham per avere un colloquio col detenuto Joker. Costui lo aspetta nella sua cella, mentre gioca con le carte al solitario. Batman gli si siede di fronte ed esordisce così:

"Hello.
Sono qui per parlare.
Ho pensato molto ultimamente a te e a me. A quello che ci succederà, alla fine.
Ci ammazzeremo a vicenda, vero?"

L'irriducibile Cavaliere Oscuro, colui che viene descritto da chi non lo conosce bene come un violento che non perde occasione per spaccare quante più ossa possibili ai suoi nemici, si presenta al cospetto della sua peggiore nemisi per proporre una tregua. Per porgergli una mano e capire se esiste la possbilità di cambiare quello che sembra un destino ineluttabile, con uno sforzo comune. Si è reso conto che il rapporto che li lega è diverso da qualunque altro, non si sa spiegare il perché, ma è così. Sente che qualcosa li unisce ad un livello profondo, difficile da sondare, ma ha ben chiaro che, se continueranno su questa strada, finirà nel sangue.

"Non sono sicuro di capire perché il nostro rapporto debba essere così intriso di DESTINO. Ma non voglio il tuo sangue sulle mie mani."

Dice Batman scoprendo l'inganno: la mano con la quale ha afferato il polso di Joker è sporca di cerone. Ma la pelle di Joker non è di quel colore grazie al trucco, è stata resa bianca dalle sostanze chimiche nelle quali egli cadde anni prima. Quello davanti a lui è un impostore messo lì per prendersi gioco di lui, mentre il vero Joker è là fuori. Libero, e pericoloso.
Il folle è evaso per l'ennesima volta, ed è già all'opera sul suo nuovo piano. Dopo essersi impossessato di un vecchio luna park dismesso, Joker mette in atto una delle sue azioni più infide e malvage di sempre: si reca a casa del commissario Gordon, uno dei più fidati ed irriducibili alleati del Cavaliere Oscuro, nonché commissario incorruttibile e difensore della Legge, e spara all'addome di sua figlia, Barbara. Da questa aggressione la ragazza ne uscirà paralizzata alle gambe, cosa che le impedirà di indossare ancora il costume di Batgirl (ovviamente suo padre non conosceva la sua doppia identità). Dopo averlo ridotto privo di sensi, Joker rapisce Gordon per condurlo al luna park.

Mentre Batman mette in atto una ricerca a tappeto per scovare le tracce di Joker e di Gordon, quest'ultimo si risveglia nudo ed incatenato in luogo sconosciuto. E' circondato da esseri grotteschi, dei nani di sesso maschile trasvetiti da donna lo strattonano dalla catena che gli stringe il collo, trascinandolo per i vicoli di un luna park uscito fuori da un incubo, dove spaventosi fenomeni da baraccone accompagnano la sua via Crucis con fervore insano. Mentre si chiede disperato dove sia e cosa succede, una voce proveniente da un trono all'apice di una piccola montagna di bambolotti nudi gli risponde:

"Semplice, stai facendo quello che farebbe chiunque altro al tuo posto. 
STAI DIVENTANDO PAZZO."

Joker ha scoperto le sue carte. I suoi intenti sono chiari ora. Vuole far impazzire Gordon, e dimostrare così che anche l'uomo più retto e onesto al mondo può capitolare sotto i colpi di un fato crudele ed insensato, perdendo la ragione.
Quello che si nasconde dietro queste gesta assurde ci viene mostrato dai flashback che ogni tanto interrompono il procedere della storia principale. Il tesoro di questa opera si nasconde in queste vignette in bianco e nero, le quali ci mostrano l'uomo che precedette la nascita di Joker. Un marito e futuro padre in cerca di fortuna, un aspirante comico che cerca di farsi strada provino dopo provino, delusione dopo delusione, e che perde sempre più le speranze di poter vedere realizzati i suoi sogni di gloria. La sua situazionne è talmente disperata che finisce nelle grinfie di due farabutti che gli promettono soldi a palate se si unisce a loro per un colpo semplice semplice. Con un bambino in arrivo, un affitto da pagare e nessuna prospettiva di ingaggio all'orizzonte, l'uomo decide di accettare. La sera prima del colpo è in un locale coi due criminali a trovare la forza di andare fino infondo, quando due poliziotti gli chiedono di seguirlo fuori. I due, con la stessa delicatezza che potrebbe dimostrare l'incredibile Hulk alle prese con un origami, gli comunicano una notizia sconvolgente:  c'è stato un cortocircuito a casa sua, e sua moglie, insieme al bambino che portava in grembo, sono morti. "Si faccia un altro bicchiere, magari" gli consiglia uno dei due, e lui, annichilito, rientra nel locale. Cercherà di far capire ai due tizi la tragicità della situazione, e che per questo non è più nella condizione di fare il colpo, ma i due non vogliono sentir ragione, e lo costringono a rispettare l'impegno preso.
Il giorno dopo si ritroveranno fuori dalle industrie chimiche A.C.E., e dopo aver infilato sulla testa del povero disgraziato un enorme cappuccio in vetro rosso, vi si introdurranno per svaligiarne la cassaforte. Saranno subito scoperti dalla vigilanza, e la polizia, seguita a ruota da Batman, non tarderà ad arrivare. Nel conflitto a fuoco che ne scaturisce muoiono i due malviventi, mentre il povero malcapitato, ignaro di indossare un cappuccio utilizzato già in passato per molto altri colpi, che lo rende agli occhi di Batman lo stesso criminale, finirà per ritrovarsi faccia a faccia col Pipistrello. Nel tentativo di fuggire si getta dentro un fiume di prodotti chimici di scarto, dal quale riemergerà ancora vivo, ma ormai non più quello di prima.

Quello che vede riflesso in una pozzanghera d'acqua fà definitivamente traboccare il vaso della sua ragione. L'enorme peso delle disgrazie che gli si sono riversate sopra nell'arco di un solo giorno spezzano la corda della sua sanità mentale, trasformando un normalissimo uomo in un pazzo delirante.

Ora Joker è deciso a dimostrare che tutto questo può accadere a chiunque. Benché egli abbia rimosso il ricordo di ciò che l'ha reso quello che è ("Se proprio debbo avere un passato... preferisco avere una scelta multipla! AHAHAH!), è consapevole che la sua genesi è figlia di un destino crudele e beffardo. Joker teme tantissimo il suo passato, a tal punto da preferire la scappatoia della follia al dolore lancinante dei ricordi. Lo dice a chiare lettere mentre accompagna l'infernale giro di Gordon tra le gigantografie che mostrano al pover uomo la violenza subita da sua figlia:

"Il ricordo tradisce. Per un attimo sei perso nel giardino delle delizie, con i profumi dell'infanzia, i neon pulsanti della pubertà, tutta questa melassa sentimentale... e un attimo dopo ti porta dove non vorresti mai tornare... Qualche posto freddo, nero, pieno di ombre ambigue e attaccaticce che speravi ormai dimenticate."
 
Sepolto sotto strati e strati di feroce pazzia, c'è ancora un nucleo di umanità che sanguina per le sofferenze patite, e Joker è la maschera che l'uomo che fu ha volontariamente indossato per rinchiudere tutto questo dolore in un luogo dal quale non potrà mai più uscire.
Se vi state chiedendo il motivo per il quale Joker e Batman sono così legati, eccolo qui: entrambi sono figli di una tragedia. Entrambi sono una maschera che l'uomo indossa per esorcizzare i demoni del suo passato. Ma le mie parole non potranno mai rendere giustizia a quelle che lo stesso Joker pronuncia quando Batman accorre in aiuto di Gordon.

"Anche tu hai avuto un brutto giorno una volta, vero? Lo leggo in te. E' bastato un brutto giorno per cambiare la tua vita. Altrimenti perché ti vestiresti come un sorcio volante? Hai avuto un brutto giorno e ti ha fatto impazzire come sarebbe successo a chiunque altro... solo che non vuuoi ammetterlo! Devi continuare a far finta che la vita abbia un senso, che c'è qualche buona ragione per tutto questo lottare! Dio! Mi fai venire il vomito. Dico, cosa è stato per te? Cos'è che ti spinge a essere quel che sei? Una donna uccisa dalla mala? Un fratello massacrato da un rapinatore? Qualcosa del genere, scommetto. Qualcosa del generre. Qualcosa come quella che è successa a me... io... io non sono sicuro di cosa è stato... a volte me la ricordo in un modo... a volte in un altro... Se propio debbo avere un passato... preferisco avere una scelta multipla! AHAHAH! Comunque, quello che voglio dire è... io sono diventato matto.. Quando ho visto che razza di oscura, orrenda barzelletta era il mondo, sono diventato matto come una campana. Lo ammetto, io! Perché non tu? Dico, non sei stupido. Devi vedere la realtà della tua situazione [...] E' tutta una barzelletta! Qualsiasi valore per cui uno possa combattere... è tutta una mostruosa gag! Perché non puoi vederne il lato buffo? Perché NON RIDI?"

A questo punto potrei chiuderla qui ed evitare di aggiungere qualche cazzata ad una cosa che è perfetta così com'è. Oltre che bella.
Batman riuscirà a raggiungere Joker che si è nascosto nella casa degli specchi, urlandogli in faccia che il suo piano è fallito, che Gordon non è impazzito. Questo dimostra come la sua folle teoria fosse campata in aria, e dimostra pure che chi si rifugia nella pazzia per sfuggire ai problemi è solo un verme incapace di affrontarli. A queste parole Joker reagisce violentemente, e la sensazione che egli  non voglia ascoltare qualcosa che finirebbe per minare le certezze che cementano la fortezza nella quale si è nascosto per leccarsi le ferite è forte. Quando Batman lo mette definitivamente al tappeto, per qualche istante pare di rivedere il piccolo uomo che preferì lanciarsi nel vuoto pur di fuggir ad un irriducibile e malefico destino. Chiede a Batman perché non lo finisce, dopo che ha ridotto in fin di vita una donna ed ha quasi fatto impazzire suo padre. Il Pipistrello coglie l'occasione per provare a riproporre quanto fatto con l'impostore al manicomio. Qui si assiste al momento di gran lunga più sconvolgente del fumetto, soprattutto perché va a scardinare l'immagine di eterni nemici che la stragrande maggioranza di noi ha di questi due personaggi.
Batman offre un aiuto a Joker.

Gli dice che non c'è bisogno di farla finire per forza tragicamente, che sono ancora in tempo per evitare che uno dei due, o addirittura entrambi, muoiano per combattere questa battaglia. Lui può e vuole aiutarlo a tornare ad una vita normale. Come Joker era intenzionato a dimostrare che chiunque può diventare pazzo se gli eventi che lo colpiscono sono quelli "giusti", così Batman è convinto che chiunque possa essere riabilitato col giusto impegno.
Ma Joker rifiuta, con fare triste e non sarcastico come ci si aspetterebbe, come se, almeno per un attimo, abbia davvero preso in considerazione le parole del suo nemico. Per lui è tardi, non c'è più nulla da fare. Poi torna quello di sempre, e dice che questa situazione gli ha ricordato una barzelletta. Due matti internati tentano la fuga dai tetti. Il primo salta nel vuoto e atterra sul tetto accanto, ma il secondo ha paura di cadere di sotto. Allora il primo ha un'idea: accenderà la torcia che ha con se, così l'altro potrà camminare sul fascio di luce e raggiungerlo. A quel punto il secondo matto s'infervora, chiedendo al primo se lo avesse preso per un matto! Tanto lo sa, dice, che quando sarà a metà strada lui spegnerà la torcia facendolo cadere nel vuoto...
Joker scoppia in una risata incontrollabile, e mentre cerca di scusarsi con Batman per la scemenza della storiella, accade l'impensabile: sul volto dell'imperscrutabile Cavaliere Oscuro compare un debole sorriso, che poco a poco sfocia in una grassa risata. L'immagine dei due che ridono a crepapelle, una mano di Batman sulla spalla di Joker... beh vi assicuro che mi ha lasciato di stucco. Mai avrei immaginato, prima di avvicinarmi direttamente al mondo dell'uomo pipistrello, che potesse essere accaduto un fatto del genere. Ma c'è un bellissimo significato dietro a questo episodio: per un solo, unico momento, questi due uomini così forti, così simili e al tempo stesso così lontani nelle strade che hanno rispettivamente imboccato per tacitare le urla del loro passato, hanno deposto le loro maschere ed hanno dichiarato tregua. Il comico che avrebbe potuto essere ha raccontato una barzelletta a quello che avrebbe potuto essere un suo spettatore in un futuro diverso. O come due amici che se la ridono seduti ad un bar.
Batman e Joker fratelli, per un unico istante.


Le sirene della polizia si avvicinano sempre più, ma ai due uomini sembra non interessare. Le loro risate continuano ad echeggiare nella pioggia, ed i loro riflessi si sciolgono come neve nella pozzanghera che cresce sempre di più sotto i loro piedi, fino ad inghiottirli del tutto. Non si sa se Batman consegna il criminale alla giustizia, il momento che hanno appena condiviso è talmente fuori dagli schemi che potrebbe giustificare persino un gesto simile da parte del Pipistrello. Mi piace pensare che per una volta nella sua lotta contro il crimine, Batman abbia ceduto ad un suo impulso più umano, e che sentendosi più vicino che mai a quell'uomo così mavalgio eppure così simile a lui, abbia deciso di lasciarlo andare nutrendo la speranza che una possibilità di redenzione ancora ci sia.



Alan Moore ci regala la storia più intimista di sempre su quello che, a modestissimo parere di chi scrive, è il rapporto tra buono e cattivo più affascinante e stratificato di sempre. Una pietra miliare che non deve assolutamente mancare nella collezione di tutti i pipistrellini.


VOTO: SUPERBO.


"Quando il mondo ti crolla addosso,
e tu piangi a più non posso,
quando tutto è brullo e nero,
e tu sogni il cimitero.
Suggerisco, cari amici, che per essere felici
c'è un bel trucco,
e la città dopo ti sorriderà.
IM-PAZ-ZIIIII-SCI!
IM-PAZ-ZIIIII-SCI!
Come un neon scoppiato,
come un can bagnato..."
 

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